Il mercato obbligazionario è difficile?

Non so se classificarlo come luogo comune, ma una delle opinioni che circola è che, in questo momento, sia sconsigliato entrare sul mercato obbligazionario perché sarebbe sui massimi (come quotazioni) e quindi con i rendimenti ai minimi; con pochissimo spazio per un aumento delle quotazioni e invece con moltissimo spazio per una loro discesa. E questo è un dato di fatto.
Da qui si possono trarre diverse conclusioni: i tassi presto risaliranno quindi è meglio aspettare; i tassi resteranno bassi a lungo, anzi, per quanto poco sia lo spazio potrebbero ancora diminuire.
Che dire? Io un’idea ce l’ho, ma non ho intenzione di esporla, o almeno non ora. Ritengo che basare le proprie scelte di investimento su una previsione sia un modo errato di procedere.
Mi spiego: la situazione del mercato (obbligazionario o azionario che sia) è un dato di fatto. O meglio, secondo me il risparmiatore deve considerare i fatti (in questo caso i bassi tassi di interesse) come tali. Senza fare previsioni. Si investe tenendo conto dei fatti esterni e nel momento in cui si investe si prendono già le contromisure per assecondare e seguire l’andamento del mercato. In che modo? Una parte fondamentale di una strategia è il controllo della situazione. Ovviamente mi riferisco alla situazione personale del risparmiatore, perché è l’unica cosa che il risparmiatore può controllare. Quindi, periodicamente, si devono controllare alcuni parametri che ci daranno delle indicazioni su come procedere.
Quindi ripeto: attualmente i tassi di interesse sono bassi e questo è un dato di fatto. Dire che resteranno bassi a lungo, o che (prima o poi) ricominceranno a salire sono opinioni per ciascuna delle quali si possono trovare sia argomenti a favore, sia argomenti a sfavore.
Torniamo al portafoglio n.1 (quello postato il 12 novembre) e vediamo che è sbilanciato sulla parte breve della curva dei tassi. Questo per avere una parte del portafoglio tendenzialmente più stabile e la possibilità di spostarsi, ad esempio, su titoli a tasso variabile nel caso i tassi ricominciassero a salire.
Nel post del 13 novembre invece, ho spiegato perché, come portafoglio di partenza, in questo momento ho escluso sia i titoli a tasso variabile, sia quelli indicizzati all’inflazione.

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